martedì 21 aprile 2009

Domenica 26 Aprile - Sentiero del Re Fosco

Ciao a tutti gli amici della Banda della Montagna, dopo questo lungo e nevoso inverno comincia la stagione escursionistica 2009 con un evento paesaggistico/culturale:


GIORNATA DEL SENTIERO NATURA
Sentiero del Re Fosco
S.Vito di Leguzzano (VI)
Domenica 26 aprile


Il programma della giornata prevede:

ore 08.30 - 09.00 ritrovo a San Vito in Còrte Priorato e partenza
ore 09.00 - 13.00 percorso natura con 2 ristori e punti di lettura, gioco, spettacolo
ore 13.00 - 14.00 pranzo in còrte con gnocchi e affettati a prezzo popolare

La partecipazione è libera. In caso di pioggia ci si sposta al 3 maggio.

Note sul percorso:

Il percorso si snoda tra i colli sovrastanti San Vito (Leguzzano, Guizza, Monte Magrè...) attraversando e mostrando la bellezza del paesaggio collinare.
Consigliati gli scarponi da montagna (non necessari), lunghezza totale circa 10 Km, adatto a tutti (ci si fermerà spesso).

venerdì 5 settembre 2008

Pasubio - Val Fontana D'Oro

Racconto della nostra escursione del 24 Agosto dal Prà dei Penzi al Rifugio A. Papa per la Val Fontana D'Oro e tratto finale della Strada delle Gallerie con discesa per la Val Canale (Normale).
Autore: Pippo.

ATTENZIONE Aggiornamento di Sabato 5 Settembre 2009: in seguito alle nevicate eccezionali dell'inverno scorso il sentiero è danneggiato in alcuni punti e richiede quindi massima prudenza. Sconsigliato ad escursionisti inesperti e a chi soffre di vertigini.

Per raggiungere l'attacco del sentiero che sale lungo la Val Fontana d'Oro, arrivando per la Sp 46 a Ponte Verde dalla direzione di Valli del Pasubio, si svolta a destra verso il Colle Xomo e dopo circa 500m si incontra una strada bianca che svolta a sinistra.
Val Fontana D'Oro
Qui inizia il sentiero segnato ma è possibile proseguire in auto lungo la strada bianca facendo attenzione perchè molto stretta e a tratti dissestata.
Così facciamo noi, la mia Getz 1.1 tira fuori doti fuoristradistiche inaspettate e ci porta in alto, fino al Prà dei Penzi dove parcheggio in prossimità di un bivio.
Scendiamo e iniziamo a preparaci, io osservo la comitiva vagamente preoccupato: Francesca (Rocky), prima escursione in montagna, scarpe da ginnastica; Lavinia, seconda escursione in montagna, scarpe da ginnastica; La mia Sonietta, tutta eccitata per questa gita con moroso e due amiche.
Val Fontana D'Oro 2

Metto da parte le preoccupazioni e partiamo, si segue la carrareccia verso le pareti del Pasubio e in breve si arriva all'attacco del sentiero vero e proprio che sale sulla destra entrando nel bosco (altro posto auto).
Si incrocia un altro tratto di strada bianca che si deve seguire per un tratto, noi, ingannati dall'assenza di segnaletica, sbagliamo strada, seguendo la carrareccia finchè finisce per poi perderci nel bosco più avanti.
Scopriamo poi che uno stretto sentiero si staccava dalla stradina sulla destra prima dell'interruzione, è quello il sentiero corretto e poco più avanti ritroviamo i segnavia biancorossi.
Il sentiero è molto bello, la giornata è splendida e le piogge del giorno prima non sono state dannose come pensavo, fin da subito e per gran parte del tragitto si vede il Campanile della Val Fontana D'Oro, meta di scalatori.
Si continua a salire nel bosco finchè si spunta nella zona forse più bella della valle, un canalone relativamente stretto con pareti spioventi sui lati e un sentiero che sale per tornanti offrendo visuali splendide a chi non soffre di vertigini; sfortunatamente metà della comitiva inizia a soffrire di vertigini.
Questo tratto della salita presenta chiari segni del lavoro compiuto dai soldati della prima guerra ed è veramente splendido anche se necessita di grande attenzione perchè spesso esposto.
Salendo ci si sposta verso destra fino a trovarsi su uno spartiacque boscoso, il tratto protetto dalla vegetazione continua finchè, sempre spostandosi verso destra, si esce sulla grande frana staccatasi dal Passo di Fontana D'Oro.
Qui ci fermiamo a mangiare i nostri panini con la sopressa di Valli osservando l'ultimo tratto che ci attende e la processione di gente che sale dalla Strada delle Gallerie, molto sopra di noi.
L'ultimo tratto di salita è forse il più duro e impressionante, si attraversa il ghiaione provocato dalla frana da sinistra a destra e poi si sale per tornanti lungo il pendio pratoso che porta al passo, massima attenzione.
A questo punto il nostro sentiero si innesta sulla Strada delle Gallerie, prima della galleria 42, ed è qui che apprendiamo da un foglio A4 appeso sotto il segnavia "Val Fontana D'Oro" che il sentiero è chiuso da Aprile causa pericolosità della frana che minaccia altri distacchi...
Ringraziando le autorità competenti per la puntualità nell'informazione ripartiamo verso il rifugio A. Papa.
L'ultimo tratto delle Gallerie con una giornata limpida è spettacolare ma le ragazze, sfinite dalla salita fatta a mille per evitare le vertigini, non vedono l'ora di arrivare al rifugio, cosa non facile visto che non abbiamo torce elettriche per illuminare l'interno delle gallerie più lunghe.
Ci affidiamo al buon cuore di altri escursionisti meglio equipaggiati e le donne si prendono per manina creando un trenino che sale e scende alla cieca.
In qualche modo comunque raggiungiamo le Porte del Pasubio dopo aver tocato quota 2000, io mando le girls ad accamparsi e salgo alla cima dell'Osservatorio (2027) per fare qualche foto panoramica.
Dalle porte del Pasubio si coprono in pochi minuti i 100m di dislivello, si arriva sul crinale martoriato dai bombardamenti austriaci e poi si raggiunge l'anello di ferro dell'osservatorio. Da qui si possono ammirare ed identificare le cime circostanti tramite dei curiosi mirini ognuno dei quali riporta nome e quota del monte inquadrato.
Sfortunatamente il tempo inizia a peggiorare, scendo dalle ragazze e spazzoliamo i panini rimasti in un clima sempre più freddo e nebbioso osservando i pastori che governano un gregge di pecore e numerosi asini.
Finito di mangiare passiamo al rifugio per un caffè prima di iniziare la discesa.
Partiamo intorno alle 16.00 lungo la strada degli eroi e percorsi i primi tornanti prendiamo il sentiero che si stacca sulla sinistra scendendo per la normale della Val Canale.
La discesa dovrebbe essere veloce e con un minimo di allenamento non richiederebbe più di un ora e mezza, noi scendiamo a passettini piccoli piccoli per il ripido sentiero che punta sul lato destro della Val Canale.
Si taglia un ghiaione e si continua a scendere fino a raggiungere il letto pianeggiante del torrente, da qui si affronta un tratto in piano che porta all'inizio del bosco e al ricongiungimento con la direttissima che scende dal lato sinistro della valle.
Entrati nel bosco, vista la nostra necessità di tornare al Prà dei Penzi, svoltiamo in discesa a sinistra verso Ponte Verde.
Le mie compagne di gita a questo punto sono ridotte piuttosto male, Lavinia dopo il terribile tratto alto della valle si sta riprendendo con la discesa nel bosco mentre la Rocky è cotta a puntino; mentre io rincorro la prima, Sonia aspetta la seconda.
Finalmente arriviamo all'ultimo bivio, si gira ancora a sinistra per il Prà dei Penzi, attraversato ancora il torrente che scende dalla valle si trova la carrareccia percorsa alla partenza, seguiamo la strada che, dopo aver passato l'attacco del sentiero del Voro d'Uderle, ci riporta al Prà dei Penzi.
Ammirato il sole che tramonta illuminando il Cornetto con un meraviglioso taglio obliquo prendiamo la via della pianura, sono le sette passate e anche questa è fatta anche se probabilmente la Banda della Montagna perderà un paio di componenti...

Guarda la Galleria di Fotografie per una guida illustrata.

giovedì 21 agosto 2008

Becco di Filadonna

Racconto della nostra escursione del 19 Agosto dal Passo della Fricca al Becco di Filadonna per il versante est, rifugio Casarota.
Autore: Pippo.

Lasciamo il campo base di Carbonare prima delle 8.00 e dopo una breve sosta per rifornirci di pane e affettati puntiamo sul Passo della Fricca, siamo io, Dalla e Pego.
Becco di Filadonna

Parcheggiamo dietro al ristorante Sindech (1080) e mentre ci prepariamo per la partenza iniziano i primi inconvenienti, la borraccia di Pego perde acqua e ha semi allagato lo zaino.
Dopo qualche titubanza Dalla e Pego decidono di salire con uno zaino in due, io sono perplesso ma li lascio fare.
Attacchiamo il sentiero alle 8.30 e la serata di bagordi a casa del Dalla si fa subito sentire insieme alla mancanza di una colazione seria; la salita nel bosco è davvero dura e dopo un po' io ho già bisogno di una pausa cioccolato.
Da segnalare l'ordinanza comunale che impone la chiusura del sentiero in caso di pioggia per problemi di scarsa tenuta del terreno e conseguente caduta di materiali.
Camminiamo nel bosco per un'ora fino a raggiungere alle 9.30 il rifugio Casarota (1570), qui inaspettatamente incontriamo un'amica (Elena) e mangiamo un'ottima fetta di strudel, il tempo è ottimo ed il morale alto, Pego adocchia una ragazza che sta salendo ma si fa convinto che sia in compagnia del suo boyfriend e si demoralizza subito.
Si riparte prendendo la costa del monte e rimanendo ancora per un tratto all'ombra dei pini finchè non si inizia ad affacciarsi su uno scenario completamente diverso. La vegetazione si interrompe di colpo e lascia spazio ad una distesa di scheletri sbiancati, risultato di un grande incendio che nel 2002 ha devastato le pendici est del Becco; la sensazione di desolazione è forte e ci accompagna per il resto dell'ascesa fino allo spartiacque dove l'incendio è stato fermato.
Nell'ultimo tratto di salita dura ci consoliamo osservando prima una coppia di camosci che prendono il sole su uno sperone di roccia, poi un altro che scende di corsa per un ghiaione alla nostra destra.
Raggiunta la cresta ci affacciamo sorpresi su una vasta alpe verdeggiante e ammiriamo il panorama che si apre vasto davanti a noi, dal rifugio abbiamo impiegato meno di un'ora ad arrivare fin qui, il sentiero è duro ma non pericoloso.
Prendiamo quindi a destra per coprire l'ultimo tratto che ci separa dalla vetta continuando ad ammirare il panorama alla nostra sinistra, poco più avanti incrociamo il sentiero che sale da Folgaria per poi raggiungere la biforcazione che a destra porta al Becco di Filadonna, a sinistra a cima Vigolana e all'omonimo bivacco.
In breve siamo alla croce di ferro posta su una piccola spianata appena sotto la vetta del Becco, sono le 11.00, quindi siamo saliti in 2 ore e mezza soste comprese, ci gustiamo il panorama sulle vette circostanti (da notare la "Madonnina", caratteristica guglia appena sotto la Vigolana) e sulla Val d'Adige, poi ci spostiamo sulla vetta vera e propria cercando un po' di tranquillità.
Mangiamo ammirando lo splendido panorama che si apre a 360 gradi, si vede la Val d'Astico, l'altopiano di Lavarone e La Val d'Adige (Trento) anche se una nuvola insistente ci copre la zona di Caldonazzo, lontane cime spuntano dal mare bianco.
Cosa potrebbe succedere a questo punto per rendere più felice un montanaro? L'arrivo di una donna naturalmente! Ed ecco infatti la ragazza per cui Pego aveva perso la testa al rifugio apparire nella zona della croce con un'amica e senza l'ombra del boyfriend!
Restiamo a lungo ad ammirare Pego che ammira questa femmina rossa di pelo finchè ad un certo momento le due donne si alzano, si incamminano e spariscono alla vista.
La delusione dura poco perchè alcuni istanti dopo un rossa criniera appare in salita verso la vetta dove siamo accampati, Pego è di fronte alla sua occasione migliore per approcciare il suo amore, le ragazze infatti si trovano un attimo in difficoltà nel superare una roccia a pochi passi da noi, tanto che una delle due decide di aggirarla, ma Pego vinto dalla timidezza rinuncia a fare il cavaliere.
Un po' abbacchiati facciamo i bagagli e ripartiamo, passiamo per la sommità vera e propria (2150) dove si vedono alcune targhe murate nella roccia e, salutate timidamente le fanciulle prendiamo la via del ritorno.
Scendendo decidiamo di variare il percorso seguendo per un lungo tratto la cresta che dal Becco prosegue con la Terza e la Seconda cima per poi terminare con il Cornetto.
Partiamo convinti di dover affrontare un tratto pianeggiante di cresta ma ben presto ci accorgiamo dell'errore, la salita alla terza cima (2025), su uno stretto sentiero tra i mughi, è breve ma dura, impressionante la frana che si è staccata dal lato est lasciando un enorme squarcio sul fianco della montagna.
Si scende e si risale alla Seconda Cima (1995) sempre con un gran panorama sulle valli dell'Adige e dell'Astico, per poi svoltare a sinistra a metà strada tra Seconda Cima e Cornetto per il sentiero 439 che porta al Passo della Fricca.
Il primo tratto di discesa è ripido e strettissimo, nonchè fitto di vegetazione, rimane così fino al Pralongo.
Al limite inferiore del Pralongo inizia il bosco, qui Pego avvista il solito serpentello (mi raccomando pantaloni lunghi e calzettoni!), la discesa è sempre ripida ma si fa sempre più abbordabile, il sentiero comincia ad essere veramente ben tenuto, il tracciato è stato completamente rivisto e sistemato e sono state installate delle tavole con panchine.
Scendiamo fino al Baito tre Avezi dove facciamo una piccola sosta, Pego ha un problema muscolare che lo rallenta e deve essere a valle entro sera par andare a lavorare in pizzeria. Poco dopo decido quindi di scendere di corsa, andare a recuperare l'auto e tornare a prendere i due compagni di gita che mi aspetteranno sulla strada.
Il sentiero sbuca appena fuori dalla galleria stradale sul lato del Passo, mi faccio il tratto di strada fino al Sindech e poi torno in auto a prendere gli altri, nonostante il lungo giro siamo scesi in circa 2 ore; in pochi minuti siamo a carbonare dove ci attende una meritata pennichella.

Guarda la Galleria di Fotografie per una guida illustrata.

mercoledì 13 agosto 2008

Pasubio - Col Santo

Racconto della nostra escursione del 3 Agosto dal Passo della Borcola al Col Santo per il Sentiero Europeo 5, Sogli Bianchi, Val Gulva, Alpe Pozze, Rifugio V. Lancia.
Autore: Masa.

Il ritrovo è fissato per le 8 (....) a casa mia di domenica: i partecipanti sono il sottoscritto, Frn e Pippo.
Pasubio - Col Santo

Il sole sembra promettere di accompagnarci nell'impegnativa escursione che ci prestiamo ad affrontare: salire al rif. Lancia, all'Alpe Pozze, un suggestivo altipiano che caratterizza il lato nord del massiccio pasubiano.
Ovviamente, dobbiamo provvedere al nostro sostentamento; optiamo così per una sosta in uno dei pochi negozi aperti la domenica mattina a Meda, dove facciamo la simpatica conoscenza con una gentile commessa che senza molti scrupoli, ci affibbia più affettato del dovuto (“Sono stata un po' gagliarda....”). Digeriamo questo boccone amaro, consolandoci con i Creedence Clearwater Revival e una veloce colazione a Posina, per poi dirigerci verso il passo della Borcola, meta ambita perlopiù da ciclisti scalatori. Nonostante sia strada poco frequentata dai vicentini, questo remoto luogo della Val Posina è in grado di offrire bellezze naturali inaspettate e particolari, come alcune valli secondarie che si aprono sul lato ovest del Pasubio.
Giunti al valico (1207 m.), facciamo conoscenza con un alpino e la moglie, diretti per una giornata alcolica alla sottostante Malga, che ci forniscono preziosi (?) consigli per l'escursione.
Il sentiero sale fin da subito abbastanza ripido e con frequenti serpentine verso il crinale dei Sogli Bianchi. Il sentiero, ombreggiato ed immerso nel bosco, consente la visione di spettacolari vedute sulla sottostante Val Posina, vedute che si fanno maestose quando usciamo dal bosco prima di arrivare a lambire i pascoli intorno all' abbandonata Malga Costa (1835 m.), dove troviamo un intero gregge di pecore e asini (e relative “testimonianze” sul terreno...) che ci guardano curiosi. A questo punto si apre lo scenario sul massiccio vero e proprio: si vedono il Roite (2144 m.), il M. Buso (2080m.) e il Col Santo di dentro (2122 m.). Ne approfittiamo per un veloce spuntino, una discussione sul miglior salume “di montagna” e un'occhiata alla cartina.
Proseguiamo quindi con un percorso ondulato toccando località Sorgente (1828 m. ma neanche l'ombra di una goccia...) risalendo la sella tra M. Buso e Bisorte (1965 m.) ed infine immettendoci nella suggestiva Alpe Pozze.
Da Sella delle Pozze (1903 m.) il percorso si immette su una carrareccia adatta principalmente alle mountain bike (sebbene incrociamo una gloriosa jeep d'epoca) che dolcemente e con percorso regolare ci porta sino al rifugio V. Lancia (1815 m.).
A questo punto sembra doveroso soffermarsi sulla bellezza del luogo in cui è situato il rifugio: si tratta di un verdeggiante e vasto altipiano, a quota piuttosto elevata, arricchito da un folto bosco di abeti e circondato dalle principali vette del Pasubio che sembrano quasi “proteggerlo”.
Finalmente un buon pasto contribuisce ad attenuare la fatica fin qui svolta (controlliamo l'orologio, sono 4h che camminiamo!).
Un buon caffè e poi si riparte, con l'intenzione di cambiare itinerario per il ritorno, passando per la val Zuccaria e la val Gulva. Non possiamo però evitare di fare un pensierino alla sommità del Col Santo e così saliamo rapidamente dapprima alla Sella dei Col Santi (1985 m.) e poi al Col Santo stesso (2112 m.); questo monte possiede la singolarità di non essere una cima vera e propria, quanto piuttosto una spianata prativa, segnata da una croce, che permette uno stupendo panorama sull' Alpe Pozze e la val Terragnolo (e qui sottolineo come la foschia abbia impedito di avere una visuale ancora più ampia e maestosa). Da rimarcare come salendo il sentiero abbiamo trovato un terrificante esemplare di aspide comune (vipera) che io ho manco visto in realtà.
A questo punto il crepuscolo inizia ad avanzare e ci avventuriamo in discesa, optando per la Val Zuccaria, attraversata dalla strada delle malghe. Che dire, il percorso, tranquillo e rilassante, sembra però non finire mai, e soprattutto non perdere quota (per molti km stiamo sopra i 1700 m.); in compenso passiamo accanto a qualche malga, tutte ben tenute e tutte, dico tutte, dotate di pannelli fotovoltaici, particolare che ci fa capire di essere ancora in territorio trentino.
Finalmente ci addentriamo nel bosco vero e proprio, e iniziamo a perdere quota, ma ben presto ci rendiamo conto di come siano sottostimati i tempi per il ritorno, e solo dopo molto tempo arriviamo all'agognato Passo del Lucco (1400 m.), collegamento tra le valli Zuccaria e Gulva; in realtà ci domandiamo perchè venga definito passo, in quanto non lo è propriamente. In ogni caso, una ripida discesa ci porta nella val Gulva a quota 1087 m. A questo punto, le mie gambe si rifiutano di scendere ancora e sbagliando strada, conduco la comitiva, nella Val Gulva costeggiando il torrente. Pippo si accorge che qualcosa non va (il sentiero non è segnato e visibilmente in disuso) e torniamo sui nostri passi imprecando, per riprendere il segnavia 148.
Il sentiero in questa parte è pittoresco e ben tenuto, ma la fatica non riesce a farcelo gustare; l'ultimo tratto è in salita, da noi ben accetta dopo tanta discesa, ma che resta nelle gambe, mentre il Frn sembra aver ritrovato energie chissà come (sarà l' Epo ...).
Alla fine, giungiamo dopo molto peregrinare poco sotto il Passo della Borcola e relativa malga, dove è ancora in svolgimento una festa alpina a base di carni e vini rossi.
Guardiamo l' orologio: sono le 20.15... il sole è già calato oltre le montagne e il desinar c'attende: saliamo in macchina e lasciamo il Passo.

Guarda la Galleria di Fotografie per una guida illustrata.

venerdì 25 luglio 2008

Sengio Alto - Cima Cornetto

Racconto della mia escursione in solitaria del 23 Luglio dal Passo Pian delle Fugazze a Cima Cornetto per il versante Nord.
Autore: Pippo.

Mercoledì mattina di fine Luglio, mi sveglia una telefonata sgradita, uno di quelli che vogliono venderti qualcosa, sono le 10, gli sbatto giù il telefono e vado in bagno.
Sengio Alto - Cima Cornetto

Guardo fuori dalla finestra e provo a cercare una nuvola in cielo ma non ne trovo, si vede netto il contorno delle montagne, grigio contro blu.
Ci penso dieci minuti, è tardi ma non troppo per una breve escursione, giusto per non perdersi il panorama.
Mi preparo, rubo il motorio di mio fratello e parto alle 10.40 per il passo, sono 25 chilometri, gli ultimi con buone pendenze.
Il viaggio mi prende un'ora, è molto bello procedere in salita ai 30 all'ora con il 50 quattrotempi che fatica a portarmi su, la vista sulle pendici dei monti e sulla valle è grandiosa.
Ore 11.45, parto dal passo (1200 circa) per il tracciato dell'E5 verso la Selletta di Nord Ovest, si sale per la vecchia pista da sci ma fate attenzione perchè alla malghetta si gira a destra e si entra nel bosco, devo passare in mezzo alle mucche al pascolo sul sentiero.
Salgo per il bosco e presto si arriva a guadare un piccolo rivo, il sentiero lo attraverserà di nuovo più in alto.
I tornanti del sentiero mi portano in alto nel bosco di faggi e in 45 minuti raggiungo la Selletta dove si apre un bivio, a sinistra si sale alla vetta, a destra si va al Passo degli Onari oppure si scende alle malghe. Comunque si decida di fare è consigliabile fare i primi metri del sentiero a destra che ci porta ad un punto panoramico sull'alpe di Campogrosso.
Io mi fermo per un panino con splendida vista sul Carega e sui pascoli più in basso, poi riprendo la salita svoltando a sinistra.
Il bosco cede il passo a rocce, mughi e altri bassi arbusti, il sentiero è piuttosto facile ma offre continua visuale sul gruppo del Pasubio e sulla Vallarsa, si vedono in lontananza alte vette innevate.
In circa mezzora sono sotto la vetta, qui un bivio ci può portare giù a sinistra per la Forcella del Cornetto, io continuo dritto e in pochi miuti sono in cima (1899), attenzione all'ultimo tratto un po' esposto.
L'area sommitale è piccola e rocciosa, al centro la croce e la cassetta del libro di cima. Il panorama è eccezionale e ripaga di ogni fatica, lo sguardo spazia a 360° senza ostacoli sulle valli del Leogra, dell'Agno, sulla Vallarsa. Le Piccole Dolomiti torreggiano maestose e sullo sfondo si scorgono le Dolomiti del Brenta. Scatto alcune foto e mangio ma dopo un po' il vento freddo che sale da est mi spinge a scendere.
Torno al bivio e prendo a destra, si scende prima per una stretta e ripida fenditura a fondo terroso, per arrivare poco dopo ad una paretina con corda fissa.
Se non si è esperti o comunque disposti ad affrontare passaggi pericolosi di tipo alpinistico consiglio di scendere per la via di salita, evitando così rischi inutili.
La paretina attrezzata è comunque facile sia in salita che in discesa, si potrebbe affrontare anche senza l'ausilio della catena metallica. Meglio però essere prudenti ed imbragarsi.
Io un po' di paura me la faccio venire, la catena è gelida, fa freddo (siamo a 1850 metri e all'ombra) e tira un forte vento; in più sono da solo.
Comunque con calma scendo senza danni fino alla Forcella del Cornetto.
Qui si incontra la Mulattiera dell'Emmele che sale dal versante Ovest, io prendo il sentiero che scende al Passo degli Onari con il proposito di completare il giro della vetta per il versante sud.
Il primo tratto è intervallato da gallerie di guerra, alcuni imbocchi sono molto stretti e bassi causa frane.
La discesa è ripida ma molto divertente e offre viste splendide sulle guglie rocciose sovrastanti, in poco tempo si giunge al Passo degli Onari, a sud del Cornetto. Da qui parte il Sentiero di Arroccamento, già visto in un articolo precedente, che percorre la cresta del Sengio Alto da Nord a Sud fino a scendere a Campogrosso.
Proseguo in direzione est per chiudere l'anello che mi riporterà alla Selletta di Nord Ovest; qui il sentiero diventa veramente selvaggio, in alcuni punti il tracciato si fa indistinto mentre scende per ghiaioni, in altri diventa stretto e a strapiombo.
Si deve fare molta attenzione soprattutto con comitive numerose per la possibilità di caduta sassi e per i due tratti attrezzati che si incontrano verso la fine.
Il primo è banalissimo, un semplice corrimano posto per sicurezza in un tratto esposto di circa tre metri, il secondo è molto suggestivo e potrebbe causare un momento di panico.
Si entra in una galleria e all'uscita ci si trova davanti una fenditura nella parete rocciosa che interrompe il sentiero, si deve quindi svoltare a destra entrando nel'ampia spaccatura e seguendo il sentiero che la percorre. Nel tratto in uscita si trova l'unico punto critico, il sentiero sparisce per un paio di metri, resta soltanto una piccola cengia dove appoggiare i piedi mentre con le mani ci si aggrappa alla fune d'acciaio, sono soltanto due passi ma per chi soffre di vertigini potrebbero essere un problema.
Si prosegue per il sentiero che diventa subito ampio e facile, incrocio una famigliola di francesi, babbo mamma e tre bimbi, non so come dir loro che forse non è il caso di proseguire, spero si accorgano da soli del pericolo e tornino indietro.
Passate le ultime gallerie, di cui una più lunga delle altre e non rettilinea, si incontra il bivio con il sentiero che scende alle malghe, poco dopo si arriva alla Selletta di N-O.
Guardo il segnavia che indica "Pian delle Fugazze ore 1.00", inizio la discesa a passo di corsa per lo stesso bosco della salita, taglio i tornanti del sentiero facendo attenzione a non perdere la strada visto che ci sono molte false piste usate dai boscaioli, per poco non mi perdo ugualmente ma alla fine ritrovo il guado e scendo per gli ultimi prati al passo, controllo l'ora, sono sceso in 20 minuti.
Sono circa le 15 e dopo l'aria fredda respirata in quota il clima al passo mi sembra torrido, prendo la moto e scendo; il povero scooter però soffrirà la giornata arrivo a casa che perde pezzi, mi rassegno e cogliendo l'occasione per fare il primo tagliando lo porto dal meccanico.

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